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Il Parco di Scolacium

Museo e parco archeologico presso Roccelletta di Borgia (CZ)

L’ex abbazia di santa Maria della Roccella

Quando si va a visitare il Parco Archeologico di Scolacium ci si muove tra lussureggianti colline e pianure, nel centro del golfo di Squillace.
Può capitare, a chi percorre la strada statale parallela al fiume Corace che porta verso Catanzaro sud (lido), di sbirciare nella campagna e di vedere un “alieno” dal colorito rossastro.
Come un’astronave uscita da un film di fantascienza, parzialmente disintegrata, atterrata nel centro di un uliveto, l’ex abbazia di santa Maria della Roccella si fa notare per la sua imponenza.
Ma soprattutto per l’architettura in mattoncini rossi che spicca tra gli alberi.
È un edificio che rientrò nel piano di costruzioni religiose voluto dai Normanni nell’XI secolo.
Andò a soppiantare probabilmente un complesso monastico bizantino.
Un atto di donazione del 1110, promosso dalla vedova di re Ruggero, testimonia poi il passaggio di proprietà della badia alla chiesa di Squillace.

Parco archeologico di Scolacium, la Calabria Romana

La decrepita vecchia abbazia, che è a volte definita popolarmente la “roccelletta”, si trova nel grande parco archeologico di Scolacium, gestito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.
Nel fondo agricolo, appartenuto fino al 1982 al barone Mazza, gli scavi del secolo scorso hanno riportato alla luce e alla pubblica fruizione la colonia romana Scolacium.
Sotto i riflettori degli archeologi abbiamo il foro, il teatro e l’anfiteatro, che ci fanno capire come funzionava la vita pubblica nel mondo romanizzato.

La città greca di Skylletion e la doppia fondazione dei Romani

La ricerca della greca Skylletion è ardua, ma gli archeologi in buon numero sono fortemente convinti che potesse sorgere anch’essa qui a sud del Corace.
Nel II sec. a.C., intorno al 123-122, a Skylletion si sovrappose la fondazione romana di Minervia Scolacium, su volontà del tribuno della plebe Caio Sempronio Gracco.
Intorno al 96 d.C. si ebbe una rifondazione ad opera dell’imperatore Marco Cocceio Nerva.
L’obiettivo dei governanti romani era migliorare la qualità delle infrastrutture e insediare popolose colonie per dare occupazione a grandi masse proletarie.

Il Foro di Scolacium e il Decumano Massimo

Fondare lì una cittadina, che sviluppasse agricoltura e commercio, e creasse un indotto di servizi e una buona pubblica amministrazione, era nei piani economici di Roma.
Fu l’archeologo Ermanno A. Arslan a dirigere, a partire dagli anni ’60 del ‘900, i lavori per ricostruire la fisionomia di questo pezzo importante della Calabria Romana.
Notiamo la zona ampia del Foro – di forma rettangolare, che possiamo definire come la piazza principale della città. L’area del foro di Scolacium è pavimentata con mattoni quadrati sesquipedali.
Sul suo lato corto di nord ovest è molto interessante notare il Decumano Massimo, ovvero l’asse viario fondamentale che fu lastricato con basoli di arenaria locale, di colore grigio.

Il museo nel Parco Archeologico di Scolacium

Nelle sale del museo trovate una ricchissima collezione di reperti (monete, vasi, sculture in marmo).
Tra i pezzi in esposizione trovate un enorme braccio di bronzo, che doveva essere attaccato a una colossale statua.
Fu rintracciato dopo meticolosa indagine dall’illustre archeologo Paolo Orsi nel 1910, con l’aiuto indispensabile dell’ispettore Cesare Sinopoli.

Il vecchio frantoio del barone Mazza

Si può anche visitare il locale che conserva gli strumenti del vecchio frantoio del latifondista Mazza.
Ha funzionato con motore a combustione e poi elettricamente.
Si ammirano le ruote di granito (mole) usate per triturare uniformemente le olive, e poi presse e pressette per proseguire con la spremitura.